Leggere i quotidiani e rendersi conto di vivere una realtà diversa da quella riportata è una esperienza che ormai viviamo di continuo. Scandali e mazzette, interessi privati e sordide tresche è quello che compare in prima pagina di qualsiasi giornale mentre noi nel nostro mondo ci occupiamo dei problemi della sanità, dei trasporti, del lavoro. Eppure i problemi che noi incontriamo quotidianamente e che ci rendono il popolo più infelice di Europa sono lì davanti agli occhi di tutti e nessuno se ne occupa, nessuno accoglie le nostre proteste. Pubblichiamole allora e rendiamo nota l‘incompetenza degli organi preposti.. Questa è la lettera speditami da un mio amico…

Care amiche e cari amici,

vi inoltro la lettera che ho appena inviato al sindaco e a molte altre persone, nonché a diversi giornali, per segnalare il grave problema di mio padre, affetto da sindrome di Alzheimer, che oggi si è visto rifiutare per la terza volta il contrassegno di circolazione e parcheggio per disabili in seguito a una interpretazione miope di una legge stupida.
Ho intenzione di far conoscere la situazione a più persone possibili nella speranza di trovare una soluzione a questo e ad altri casi simili.
Vi sarò grato se farete circolare la notizia e se mi segnalerete a chi, secondo voi, vale la pena di rivolgersi.
Ho scoperto che, nel nostro mondo linkatissimo, inviare email alla gente ‘che conta’ è difficilissimo. Tranne il sindaco, le altre figura responsabili del Comune non hanno in indirizzo email pubblico, o lo si trova solo dopo lunga e tortuosa ricerca attraverso siti farraginosi, che paiono progettati a bella posta per far perdere le tracce delle notizie.
Alcune/i assessore/i hanno addirittura un sito personale in perenne allestimento e in cui non vi è nulla, tranne qualche graziosa foto. Siamo ben lontani dalla trasparenza e ‘trovabilità’ di altri paesi!

Vi saluto cordialmente

Mauro

Al sindaco di Roma
Gianni Alemanno
[email protected]

Signor sindaco,
questa mattina, per la terza volta, è stato rifiutato a mio padre il contrassegno speciale di circolazione e sosta previsto per le persone con disabilità.
Mio padre ha ottantotto anni ed è stato riconosciuto, dalla Commissione medica della Asl Roma D, ai sensi dell’art. 3, comma 3 della legge 104/1992, portatore di handicap grave per disabilità mentale dovuta a “demenza di Alzheimer con decadimento cognitivo e disorientamento spazio-temporale”.
Tale disorientamento spazio-temporale significa, come immaginerà, che da solo mio padre non può andare da nessuna parte e va accompagnato ovunque, altrimenti si perde.
Mio padre è inoltre afflitto da innumerevoli acciacchi dovuti all’età, come dolori articolari e altro. Gli ortopedici che lo hanno visitato hanno riscontrato una deambulazione autonoma a piccoli passi, la necessità di appoggio nei cambi posturali e una situazione globale di ipocinesia.
Ma la legge prevede il contrassegno solo per persone del tutto non deambulanti, o cieche.

I medici delle strutture pubbliche che lo hanno visitato gli hanno chiesto di andare da una parete all’altra della stanza (tre metri circa), di sedersi e rialzarsi e di aprire una porta. Stop. Nessuno lo ha mai fatto camminare per un centinaio di metri o più, spazio minimo da attraversare, se si è fortunati, tra un parcheggio e la destinazione.
Ma lei sa che nella nostra città è necessario spesso compiere percorsi ben più lunghi e che in alcune zone (l’ospedale Fatebenefratelli all’isola Tiberina, per esempio, dove mio padre è seguito) il parcheggio è materia da fantascienza.

Mio padre, è vero, deambula, nel senso che può fare qualche metro con le sue gambe e che, con sforzo e dolore, può mettersi a sedere e rialzarsi, ma non di più; inoltre, la sua patologia mentale fa sì che sia impossibile lasciarlo a destinazione, cercare parcheggio e ritrovarlo. Si dimentica, se ne va , si perde.
Secondo Lei, signor sindaco, una siffatta persona è ‘deambulante’?

A mio avviso ‘deambulare’ significa ‘muoversi autonomamente’, come me e Lei.
Non a caso, nel sito internet del Comune è specificato che il contrassegno in questione viene rilasciato “a coloro che abbiano capacità di deambulazione sensibilmente ridotta”, non solo a chi sia del tutto immobilizzato.
Per quanto sopra descritto, posso affermare che mio padre ha una “capacità di deambulazione sensibilmente ridotta” rispetto a una persona normale, e che quindi ha diritto a usufruire delle facilitazioni (e il contrassegno è davvero il più ovvio di esse) riservate a quelli come lui.
Mi si potrà obiettare che il Comune ha previsto un buono-taxi – peraltro misero se rapportato alle tariffe reali e alle reali necessità – e il servizio di ‘mobilità individuale’, ma le condizioni per accedervi sono le medesime. Inoltre, ad una mia richiesta di informazione presso il relativo Dipartimento, mi è stato risposto che il servizio è fermo sine die per mancanza di fondi.
E la pensione di mio padre non gli consente certo di ‘deambulare’ in taxi.

Non esito a definire tale situazione vergognosa e intollerabile per una città civile in un paese civile.
Qual è la soluzione? 
Andare alla ventura, contando su un colpo di fortuna ogni volta che cerco parcheggio o sfidando il divieto di sosta?
Continuare a sottoporre mio padre a infinite visite mediche, sperando di trovare prima o poi un medico ragionevole o che mio padre stesso, come sosteneva stamattina la commissione, “prima o poi peggiori”?
O cercare, come alcuni suggeriscono, un medico ‘compiacente’?

Nessuna di queste ipotesi è accettabile.
Mi rivolgo dunque a Lei affinché ponga rimedio a tale situazione che colpisce mio padre e moltissime altre persone.
Ciò che io ed altri nelle medesime condizioni le chiediamo è solo un’interpretazione diversa, e più realistica, del verbo ‘deambulare’, che renda giustizia a chi è affetto da grave handicap. 

Distinti saluti

Mauro il cui cognome, se interessasse a qualcuno, potrei fornire senza problemi

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